Oggi.

Sono in partenza. Ancora. O meglio.. Sono in partenza? Ora mi trovo ad Amsterdam, aspettando un visto che non so quando arriverà. Un visto per Cuba, dove lavorerò per World Food Programme, occupandomi di monitoraggio e valutazione di progetti, con focus su sicurezza alimentare.

A Cuba – quel paese il cui nome illumina il viso di chi mi ascolta quando condivido i miei piani, quel paese che in molti suscita uno sguardo sognante. Vedo le menti di chi mi ascolta parlare della mia partenza volare verso vacanze, spiagge tropicali, cocktail al rum, il Che, Fidel, la rivoluzione. Mi specchio in visi sognanti e a volte un po’ invidiosi, che non capiscono come per me lasciare Amsterdam possa essere un colpo al cuore. In fondo, in tutti leggo la spensieratezza nel pensare a quell’isola di vacanze – non può essere difficile, no?

E poi c’è l’Olanda, invernale, fredda, distante agli occhi dei più.

Non nascondo che il mio cuore mediterraneo a volte si sente un po’ congelato e stretto in questo paese, ma Amsterdam, un po’ per merito suo ed un po’ perché mi ha incontrato in un periodo di grandi cambiamenti ed accettazioni, mi scalda il cuore. Amsterdam, mi ha ispirato ed è diventata Casa.

Ad Amsterdam, mi sento Qui. Qui ed ora come mai mi sono sentita. Senza un piede già in un’altra città, senza corse contro il tempo per immagazzinare emozioni con la consapevolezza di una partenza imminente, senza mordere la vita. È stato un percorso così lungo (e a volte, intricato) quello che mi ha fatto arrivare a vivere Oggi, e non Domani, e non Ieri. Tanto intricato che quando a metà novembre ho letto la mail dove mi annunciavano che ero stata selezionata per il programma di Fellowship delle Nazioni Unite a Cuba, il mio cuore si è frammentato.

Diviso tra il dolcissimo Oggi, ed un lavoro cercato e voluto e l’amata Latino América nell’altro lato. Latino América, dove un trocito de mi corazón è e sarà sempre – le genti sorridenti, la miriade di colori, l’energia, la musica. E l’emozione per Cuba, di cui l’anno scorso ho assaggiato il gusto [1], un luogo che ho voglia di odorare e toccare con mano, tuffandomici con gli occhi, le orecchie, la bocca.

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Frida Kahlo, Self Portrait Along the Boarder Line Between Mexico and the United States, 1932

Con questa divisione in me, quando ho ricevuto la notizia del nuovo lavoro a Cuba non ho potuto che pensare ad uno scambio di email avuto con una cara amica più di due anni fa, mentre lasciavo Amsterdam per Lima, quando mi sembrava impossibile che sarei tornata a Nord.

3 Ottobre 2014, mail ad Erica.

L’Olanda è quella persona che non sapevi così ordinata da sconvolgere il tuo ordine mentale, e che non sapevi di poter amare a tal punto di desiderare stare con lei forse più che tornare all’amante latino, confuso, colorato, disordinato, caotico ed adorabile.

É una persona educata e sorridente, inaspettatamente comunicativa a volte, chiusa in modo delicato altre, contraddistinta da un modo diretto e tagliente di dire le cose che non ti disturba affatto, ma che ti fa anzi essere terribilmente a tuo agio. Si emoziona per quello che per noi latini è la normalità, e allora ti fa un po’ sorridere, ma sorridere in un modo tanto affettuoso che lo abbracceresti forte ringraziandolo per la sua purezza.

Cammina fiero con il suo bambino legato in vita mente ne tiene altri due nel bakfiets [2], e ti fa venir voglia di quella stabilità che non sapevi di volere, di quella tranquillità che non avevi mai provato, di quella sicurezza che non sapevi cosa fosse, o che forse avevi solo dimenticato per colpa di tutti quegli amanti latini.

Va in campagna, dove ci sono mucche, mulini, pecore e carretti che vendono verdure liberi da controlli. Perché l’Olanda è una persona onesta, corretta, limpida, e non mancherebbe mai di pagare per ciò che ha preso. É una persona che compra solo biologico, solo al mercato, e poi se ne va in giro in bicicletta con frutta e verdura nel cestino, nello zaino, nella borsa. Ama la luce, ama stare all’aria aperta, e respira in un modo in cui non sapevi si potesse amare l’aria. É curioso, informato, rispettoso. E, naturalmente, ama fare sport, e ti fa riflettere sul significato che ha il nostro corpo.

Vede l’essenziale. E nel futuro, ci crede e sorride.

La domanda è: vuoi ancora sposare gli amanti latini, e lasciare l’Olanda tra meno di un mese?

Qualche mese dopo aver scritto questa mail, la vita mi ha bussato e sorpreso mentre vivevo a Roma, offrendomi un ritorno ad Amsterdam, e un lavoro. Corse su corse: Roma, l’ultimo esame, la tesi, la laurea, il Perù, e poi Amsterdam. Un ritorno a Nord inizialmente difficile, diffidente, scontroso. Oggi, malgrado lasciare il quotidiano costruito nell’ultimo anno e mezzo sarà doloroso, mi lascio trasportare dalla vita, ed ho voglia di salutare Casa per un po’ per vivere questa nuova avventura cubana nei prossimi 11 mesi.

E forse, in quella notte di novembre illuminati dalla Supermoon, avevo solo bisogno di sentire i miei occhi preferiti, quegli occhi scuri del sud, dirmi che, una volta raggiunto, lo stato interiore del vivere l’Oggi mi accompagnerà in ogni dove, che non devo avere paura di perderlo. E allora, è lì che il mio cuore si è ricomposto.

E con questa onda quotidiana in mente, vivo come un regalo questi giorni olandesi in attesa del visto ed apprezzo le piccole dolcezze quotidiane e la possibilità di vivere una consapevolezza che mai mi ero permessa di avere prima di una partenza, sempre impegnata in corse contro il tempo. Questa consapevolezza assomiglia alle gambe che ti accompagnano in un viaggio zaino in spalla. Più lente di un aereo, un treno, o un bus. Un elogio della lentezza, che durante il cammino ti permette di apprezzare ogni passo che fai verso la destinazione, di vedere il cambio, di assaporare ogni piccolezza. Questo tempo verso Cuba è molto più rilassante delle tante corse contro il tempo che io stessa costruivo, per non sentire il vuoto.

E invece, in fondo questo vuoto ha un buon sapore, Oggi.

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La mia via preferita di Amsterdam, Entrepotdok. Luce del mattino, 3 Febbraio 2017.

[1] L’anno scorso, in Primavera, ho fatto uno splendido viaggio di 20 giorni a Cuba (Habana, Viñales, Bahía de Cochinos, Trinidad, Santa Clara, Varadero, Habana), con mio padre.

[2] Il bakfiets è una bicicletta con un cassone nella parte anteriore. In Olanda è utilizzata moltissimo per il trasporto di bambini.

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